Oggi è Giovedì, 26 Febbraio 2026 Pagina iniziale La genitorialità e le sue funzioni nel percorso di mediazione familiare descrive le difficoltà dei genitori a conservare le proprie funzioni genitoriali nel periodo della separazione e nel percorso di mediazione fami

La genitorialità e le sue funzioni nel percorso di mediazione familiare






In questo articolo vorrei esaminare come possano essere compromesse le funzioni genitoriali in una situazione di separazione e, soprattutto, in un percorso di mediazione familiare e come sia possibile utilizzarle come risorsa nel percorso stesso, attraverso una diversa gestione del conflitto.

Brevi cenni storici e giuridici

Con la legge n. 151/1975 viene modificato l’art. 316 del Codice Civile e, per la prima volta, viene abolita quella che era definita la patria potestà e sostituita dal termine di potestà genitoriale. Questo cambiamento, inserito in una riforma che rappresenta, per il diritto di famiglia, una vera e propria rivoluzione copernicana, esprime il superamento di una prospettiva patriarcale, mutuata dal diritto romano. Nel diritto romano, infatti, il pater familias , figura maschile non più soggetta alla potestà paterna, era il capo indiscusso di tutta la famiglia e deteneva il potere su tutti i suoi membri , anche non consanguinei. Rispetto ai figli esercitava la patria potestas e, rispetto alla moglie, la manus maritalis ,che equiparava la donna ad una filia , su cui il marito esercitava potere giuridico e patrimoniale. Il potere esercitato dal pater familias era tale, da poter decidere sulla vita e la morte dei membri della famiglia, che comprendeva anche gli schiavi.
Con la riforma del 1975, quindi, si stabilisce una parità giuridica tra i coniugi , che va anche a stabilire l’esercizio, svolto di comune accordo, di proteggere, educare e curare gli interessi dei figli, con l’obiettivo principale di tenere conto dei loro bisogni e del loro interesse primario.
Tuttavia, la strada da percorrere, prima di approdare all’ affermazione di genitorialità che esulasse dal residuo concetto di potere ( potestas), è stata molto lunga.
Si pensi , ad esempio, che soltanto nel 1963, con una sentenza della Corte di Cassazione, veniva delegittimato lo ius corrigendi ( diritto di correzione) , concetto giuridico consuetudinario ( quindi non disciplinato da una vera e propria legge) che legittimava l’utilizzo, da parte del capo famiglia, anche della forza fisica a fini educativi e disciplinari. Punizioni corporali che potevano essere inflitte, sia alla moglie, sia ai figli.
Fu nel 1988, con la legge n.154 che, finalmente il concetto di potestà viene eliminato dal nostro ordinamento giuridico e sostituito da quello di responsabilità genitoriale, ovvero l’insieme dei diritti e dei doveri- da parte di entrambi i genitori i genitori- nei confronti dei figli e le competenze genitoriali di educazione, cura ed assistenza morale nei loro confronti, tenendo conto delle loro aspirazioni e capacità. Quindi, con questa svolta legislativa, si attua finalmente il passaggio da una funzione di controllo ad una funzione genitoriale orientata sul benessere dei figli.
Nel 1999 la Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia ed adolescenza sancirà il riconoscimento ,di tutti gli individui sotto i diciotto anni , come soggetti titolari di diritti, introducendo anche il concetto di “supremo interesse del minore”.
La genitorialità : competenze e funzioni




La genitorialità, quindi, può essere definita come un insieme complesso di comportamenti che implicano la cura ed il sostegno educativo/affettivo nei confronti dei propri figli, a prescindere dalla procreazione biologica. Questo sistema di cura si esprime in una relazione genitori figli non più basata sul controllo e la correzione, come avveniva un tempo, ma sulla responsabilità di esercitare competenze e funzioni, che possano rispondere, in maniera sufficientemente adeguata , ai bisogni dei figli.
La coppia, prima di diventare coppia genitoriale, è fondata su un sistema di cura basato sulla reciprocità : “io mi prendo cura di te, come tu ti prendi cura di me”. Con il passaggio a coppia genitoriale, la cura, nei confronti del figlio, diventa unidirezionale, ovvero basata sul principio : ” noi ci prendiamo cura di te, a prescindere”. Non solo, ma la relazione genitori figli, e quindi la funzione genitoriale, deve essere adattiva, ovvero adeguarsi in maniera flessibile a tutte le fasi di sviluppo dei figli, modificando le risposte ai loro bisogni in base alla fase che questi stanno attraversando ( per esempio i genitori di un figlio adolescente dovranno rimodulare sia gli approcci, sia le regole familiari, in base alla nuova condizione).
Quindi, in sintesi, la genitorialità si esplica con una relazione di cura unidirezionale ( l’adulto si prende cura del bambino e non viceversa) , adattiva e flessibile, in base alle fasi di evoluzione dei bisogni dei figli.
In questa prospettiva, la genitorialità è caratterizzata, innanzi tutto, da specifiche competenze, che descrivono la modalità con la quale i genitori assolvono alle loro funzioni genitoriale.

Le aree di competenza genitoriale sono quattro:

Accoglimento e comprensione dei bisogni primari dei figli ( fisici ed alimentari)
Modalità di organizzazione del mondo fisico del bambino( ovvero la cura finalizzata al supporto pratico e logistico dei figli)
Attività di coinvolgimento emotivo dei figli negli scambi interpersonali
Modalità utilizzate per aiutare i figli a comprendere il proprio ambiente.
In base a questa cornice di cura, i genitori assolvono a numerose funzioni genitoriali, che vengono sinteticamente riassunte in otto funzioni.

Funzione protettiva : include tutti quei comportamenti con i quali si offrono ai figli risposte ai loro bisogni, in particolare al bisogno di protezione e sicurezza ( anche fisica) e che si manifesta con la presenza del genitore dentro la casa. Presenza visibile che il bambino deve percepire e che faciliti sia l’interazione con l’ambiente, sia l’interazione con il bambino stesso. La funzione protettiva è molto connessa con il legame di attaccamento, che si sviluppa tra la figura accudente ed il bambino nei primissimi anni di vita. La percezione di una adeguata funzione protettiva sviluppa la “ base sicura” ( e quindi un attaccamento sicuro), che permetterà al bambino di sviluppare la fiducia nell’altro e la convinzione di poter farci conto, quando è necessario.
Funzione affettiva: è la capacità di interagire con i figli in maniera prevalentemente positiva, condividendo con loro emozioni che creano uno stato d’animo piacevole e sereno. In questo modo si svilupperà
un’ interazione sana con il modo degli adulti, contribuendo a costruire, per i figli, una dimensione affettiva e relazionale efficace, che possiamo definire “ il mondo degli affetti” del bambino.
Funzione regolativa: è la capacità dei genitori di aiutare i figli a gestire ed organizzare le loro emozioni e stati interiori. Ciò implica l’abilità di interpretare i bisogni e gli stati emotivi del bambino, fornire strumenti per la loro gestione (per esempio come gestite la rabbia o l’eccesso di stimoli), dare risposte che siano equilibrate ed in sintonia con i suoi bisogni emotivi ( per esempio non essere troppo intrusivi e, nel contempo, essere presenti come punto di riferimento stabile).
Funzione normativa: capacità di mettere in atto un sistema di regole flessibile, creando i presupposti per la futura autonomia de propri figli.
Funzione significante: indica la capacità di dare un senso ed un significato a comportamenti, bisogni, gesti del bambino, creando, da parte de genitori, un contenitore dove le percezioni dei bambini ( specie neonati) vengono trasformate in pensieri e sentimenti pensati e strutturati, favorendo lo sviluppo fisico ed interattivo . Un esempio può aiutare a comprendere meglio questa funzione: se un neonato piange, il genitore, attivando la funzione significante, non si limita a calmarlo, ma attribuisce un sento al pianto ( “ hai fame”, “hai sonno” ecc.) e lo restituisce al bambino attraverso gesti e parole, creando un significato condiviso.
Funzione predittiva: consiste nella capacità genitoriale di prevedere la futura tappa evolutiva dei figli, in modo da adattare la modalità relazionale con loro, in base alle nuove esigenze e bisogni (ricordiamo che la genitorialità è un processo dinamico).
Funzione rappresentativa e comunicativa: è la capacità dei genitori di saper comunicare, sia a livello verbale che non verbale con il bambino, in maniera chiara ed adeguata al suo stadio di sviluppo e riuscire a vederlo come “essere separato”, con bisogni e aspettative.
Funzione fantasmatica: E’ l’abilità genitoriale di accogliere il bambino nelle proprie fantasie, creando così un contenitore dove il bambino stesso può proiettare e pensare le proprie emozioni. Il confronto tra la realtà esterna ed il mondo fantastico aiutano il bambino a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
I genitori accolgono i figli nella loro vita fantasmatica, condividendo con il bambino le loro fantasie, in particolare quelle relative al “ bambino immaginario “ costruito durante la gravidanza e su cui avevano fantasticato ed “il bambino reale”, ovvero il figlio in carne ed ossa che nasce e con il quale i genitori devono attivare un percorso di conoscenza reciproca, che consenta di colmare la differenza tra ciò che era immaginato e ciò che è reale. Il passaggio, da parte dei genitori, dal bambino fantasticato al bambino reale e l’accettazione di quest’ultimo è fondamentale per una sana genitorialità e per la formazione dell’identità del bambino stesso. Infatti, staccandosi dalle aspettative e dalle proiezioni sviluppate nella fase del “bambino immaginario”, i genitori accettano il figlio reale, con la sua specificità.
Funzione triadica : è la capacità dei genitori di creare, tra di loro, un’ alleanza cooperativa, basata sul rispetto ed il sostegno reciproco. Includendo il figlio nella loro relazione ed offrendogli uno spazio condiviso, che lo aiuta a svincolarsi da un rapporto simbiotico con uno dei genitori, viene favorito il processo di crescita e di sviluppo del bambino.

Funzioni genitoriali, separazione e mediazione familiare




Molto spesso la separazione viene vissuta come un fallimento e, soprattutto nella fase iniziale, crea nella coppia confusione e disorientamento. E’ in questo momento di sofferenza e di ristrutturazione delle proprie esistenze divise, che viene chiesto ai genitori uno sforzo –ed il relativo impegno- affinchè essi possano garantire ai figli ciò che per essi è un bene prezioso, ovvero la continuità della presenza dei genitori, la loro vicinanza affettiva, il loro sostegno educativo, anche quando questi non vivono più insieme. L’intervento riparativo della mediazione familiare non è certo semplice, specialmente all’inizio, tuttavia si pone due obiettivi di fondo:
la creazione di uno spazio protetto e “mediato” da un professionista, dove sia possibile rielaborare il lutto affettivo ( perché è così che, quasi sempre, viene vissuta la separazione) e, contemporaneamente, l’attivazione e la stimolazione delle risorse interne, che ciascuno possiede, mettendo in
campo le naturali potenziali umane di rigenerazione e di costruzione di nuovi modelli comunicativi.
Tuttavia, all’interno della mediazione, esiste un altro ambito di competenza, che riguarda le funzioni genitoriali.
Come abbiamo visto, la separazione comporta un disorientamento iniziale molto profondo e la coppia vive forti emozioni , tra le quali, spesso, domina la rabbia, perché ciascuno di loro tende ad incolpare l’altro del loro fallimento progettuale e, di conseguenza, viene attivata una forma di conflitto disruttivo e destabilizzante. La maggior parte dei genitori, che sceglie di compiere un percorso di mediazione, lo fa per definire e stabilizzare le nuove regole riguardanti i propri figli, in relazione ai tanti cambiamenti che fanno seguito alla separazione. Purtroppo, in questa fase fortemente conflittuale, i figli possono diventare l’oggetto di una aspra contesa, la motivazione per incrementare lo scontro, insomma, anche se spesso inconsapevolmente, i genitori, tramite i loro stessi figli, attivano una vera e propria guerra per procura.
E’ in questo contesto di fragilità emotiva che le funzioni genitoriali possono essere sottovalutate e, in un certo senso, “ messe da parte”. Riattivare completamente queste funzioni diventa compito del mediatore. Tra le funzioni più compromesse, durante la fase aspramente contestuale, possiamo citare la funzione protettiva. Infatti la separazione crea una falla nello spazio condiviso, che può portare ad una riduzione, da parte del bambino, della percezione della presenza genitoriale, soprattutto se i genitori non sono collaborativi e fanno difficoltà ad adattarsi loro stessi alla nuova modalità di spazio e tempo. Questo può, quindi, indebolire, nel bambino, la percezione del genitore protettivo, che dà aiuto e sostegno, creando reazioni di ribellione, di triangolazione con uno dei due genitori, difficoltà di adattamento, che a loro volta contribuiscono ad accentuare il conflitto genitoriale ( per esempio se un bambino oppone resistenza ai nuovi orari programmati, ciò può essere utilizzato dai genitori stessi per colpevolizzarsi a vicenda).
Un’altra funzione che può essere compromessa è quella affettiva, non certo nel senso dell’attivazione di carenze di amore o di cura, ma in quanto può essere intaccato quel “mondo degli affetti” che il bambino ha strutturato grazie all’interazione, tra lui ed i genitori , di sentimenti ed emozioni carichi di positività, condividendoli con loro. Una eccessiva conflittualità genitoriale può infatti interrompere questa condivisione, che è una delle basi della funzione affettiva , che i genitori , se si fanno travolgere in maniera eccessiva dalle loro emozioni personali, rischiano di compromettere. Anche la funzione comunicativa può subire una battuta di arresto quando per i genitori diventa difficile esprimere, tra loro stessi , una comunicazione efficace e rispettosa. Il bambino, il “grande assente” nel processo di separazione, rischia di non trovare più nei genitori quella capacità comunicativa di cui ha bisogno, essendo messi a rischio, in questa fase disorganizzata, gli scambi interattivi, costituiti da messaggi chiari ed adeguati al suo sviluppo.
Infine, e non ultima per importanza, anche la funzione triadica può essere compromessa. Nel momento in cui il conflitto della coppia genitoriale si manifesta in forma distruttiva viene meno, ovviamente, quella capacità da parte dei genitori di avere tra di loro un’alleanza cooperativa, basata sul sostegno e sul rispetto reciproco.
Un ‘alleanza che include il proprio figlio in uno spazio condiviso, favorendone lo sviluppo e la crescita, oltre che impedendo la creazione di un rapporto simbiotico con uno dei genitori. Per questo possiamo dire che, compromettendo questa funzione, si può aprire la strada a situazioni di triangolazioni ad alleanze tra il figlio ed uno dei due genitori, con il risultato non solo di inasprire il conflitto, ma anche di creare un grave danno nel bambino che, alleandosi con un genitore, viola il “patto di lealtà” con l’altro, con conseguente senso di colpa ed una lacerazione interiore, che può diventare una vera e propria” ferita dell’anima”.

Come potete vedere quindi la coppia genitoriale, durante la separazione e nel percorso di mediazione familiare può attraversare molte criticità in relazione alle loro funzioni. Ciò è causato, prevalentemente, dal forte livello di conflittualità che viene esperito e che non consente una visione lucida, che consenta di separare il vissuto di coppia affettiva ( ed il relativo lutto per la perdita) dalla dimensione genitoriale che, paradossalmente, viene utilizzata per mantenere vivo il conflitto.
Il primo compito del mediatore sarà, quindi, quello di aiutare la coppia a ridimensionale il conflitto in corso, attivando nuovi canali di comunicazione, innanzi tutto basati sull’ascolto reciproco, sul rispetto, sulla cooperazione. In questo modo la coppia potrà iniziare ad uscire dalla modalità autoreferenziale ed a collocarsi in un approccio di reciprocità, recuperando a pieno le funzioni genitoriali compromesse che, un a volta riattivate, diventano una risorsa preziosa per il loro percorso.





Bibliografia
Gian Luigi Visentin, Le funzioni della genitorialità, Associazione Genitorialità, 2006
Jonh Bowlby, Attaccamento e perdita, Torino, Boringhieri, 1983
Lisa Parkinson, La mediazione familiare, Gardolo, Ed. Erikson, 2006
Alessandra Stellini, La funzione genitoriale, Raffaello Cortina Editore, 2024

Dott.ssa Evita Raffaelli
Consulente psicosociale, consulente familiare e di coppia
Mediatrice familiare

evita.rr@virgilio.it
3493638465

Commenti

  • Giorgio (1 mese fa) scrive:

    Ho letto con piacere questo articolo, perchè mi ha fatto molto riflettere. Complimenti!

  • Roberto (1 mese fa) scrive:

    Molto interessante davvero!

  • Paola (1 mese fa) scrive:

    Grazie Dottoressa, mi ha fatto capire molte coseRw3

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