Le famiglie allargate : rischi e risorse

Le famiglie allargate
sono una delle realtà sempre più frequenti nel nostro contesto sociale.
Possiamo
definire la famiglia allargata come un nucleo in cui almeno uno dei partner ha
un figlio o una figlia nati da una relazione precedente. Questo può avvenire
dopo una separazione quando entrambi i componenti della coppia, o uno di loro,
inizia una relazione con un'altra persona, dando vita ad un nuovo modello
relazionale e familiare che include sia componenti con vincoli di sangue, sia
quelli acquisiti.
In questo
articolo mi occuperò prevalentemente di famiglie che si sono ricostituite dopo
una separazione, con la presenza di
figli di entrambi i partner, esaminando
sia i benefici che questo nuovo assetto familiare può portare, sia i rischi e
le difficoltà che possono emergere.
Volutamente
non userò le parole fratellastri o sorellastre per indicare i figli di diversi
genitori, ma li chiamerò “ gli altri figli” o "figli non biologici"
Rischi e difficoltà
Uno degli
aspetti prioritari, quando si crea una nuova famiglia dopo una separazione, è
costituito dal grado di elaborazione degli ex partner, rispetto alla rottura
della loro relazione, spesso vissuta, come ho scritto più volte, come una vera
e propria perdita, un lutto affettivo difficile da elaborare. Inoltre, non è
detto che entrambi gli ex partner vivano allo stesso modo questa rottura e, se
vi è uno squilibrio tra il vissuto dei due, questo può comportare un ulteriore
problema nell’accettazione di nuovi schemi comportamentali, che riguardino
tutti gli attori coinvolti. Per questo i
tempi ed i modi con cui si procede in questa delicata fase sono fondamentali.
La
gradualità è, infatti, un
presupposto inderogabile, poiché consente di assimilare questa nuova realtà con
più calma, favorendo, attraverso l’utilizzo di tempi e modi ponderati, l’elaborazione del passato e stimolando la
progettualità futura con una modalità
che consenta di ferire il meno possibile le varie sensibilità coinvolte in
questo processo.
Quando si
arriva finalmente a formare una famigli
allargata, le problematiche prevalenti che possono crearsi, generalmente, sono
:
accettazione, da parte dei figli, dei nuovi
compagni del genitori ( soprattutto della convivenza con loro) e definizione/
rispetto dei ruoli
gestione della relazione tra
i figli della nuova coppia
impatto dell’arrivo di nuovi figli della
coppia

Per quanto
riguarda l’accettazione di un figlio del nuovo compagno o compagna del
genitore, la questione è molto delicata. Tuttavia, in genere, è una fase che
precede la formazione del nuovo nucleo familiare.
Anche in
questo caso ci sono comunque variabili che possono condizionare questo nuovo
riadattamento degli equilibri relazionali e familiari e di questo ne ho già
parlato nel mio articolo” Genitori separati: cosa succede quando arriva un
nuovo partner?”.
Molto dipende, anche in questa caso, da quanto i genitori abbiano elaborato
il lutto della separazione e se lo abbiano fatto in maniera uguale. Vi è
inoltre un’altra variabile importante, ovvero quando la ricostruzione di un
nuovo nucleo familiare avviene per un solo genitore. Questo può comportare,
nell’altro, l’attivarsi di reazioni di “sabotaggio”, in maniera anche
inconscia, con tentativi di manipolazione nei confronti dei figli. Bisogna
tenere conto che i figli tendono a proteggere il genitore ritenuto più debole (
in questo caso quello ancora single) ed a colpevolizzare l’altro genitore,
ritenuto il “cattivo” , responsabile dell’avvenuto fallimento familiare.
Inutile dire che questo atteggiamento verrà vissuto dai figli in maniera
lacerante e molto dolorosa perché, così facendo, vengono meno al patto di
lealtà con uno dei genitori. Per questi motivi, anche se l’entrata di una nuova
figura nel processo di separazione precede la formazione del nuovo nucleo
familiare, occorre porre molta attenzione alle modalità con cui questa fase
viene affrontata con i figli e, in particolar modo, a come viene preparato la futura convivenza.
Quindi, anche in questa circostanza, vale il principio della
gradualità, dell’ascolto dei figli , della comunicazione esaustiva, rispondendo
con chiarezza a tute le loro domande, ovviamente rimodulando il linguaggio in
base alla loro età.

Quindi, quando il nuovo nucleo si è formato, i figli si trovano ad affrontare un nuovo
aspetto di questo processo separativo, ovvero la convivenza, anche limitata nel
tempo, con il nuovo partner del genitore e, spesso, anche con i suoi figli. Se
poi entrambi i genitori si sono ricostruita una nuova famiglia, questo viene
sperimentato in due contesti diversi, in due case differenti, dove magari
valgono regole non sempre uguali. Per poter creare una buona integrazione tra
tutti gli attori coinvolti, occorre tenere conto di alcuni aspetti
fondamentali. Uno di questi è rappresentato dagli
spazi. Infatti, nel nuovo nucleo familiare ( o in entrambi) dovrà
essere predisposto uno spazio concordato con i figli, affinchè questi non si
sentano estranei e fuori posto, soprattutto nei primi tempi, nella nuova casa.
Le regole familiari verranno esplicitate
e, se possibile, i genitori separati dovranno avere un confronto, affinchè non
vi sia un’eccesiva discrepanza tra quelle adottate dai due nuclei. Anche in
questo caso, il confronto genitoriale diventa indispensabile, per monitorare
insieme il vissuto dei figli ed il loro
adattamento alla nuova situazione. Ovviamente, in ogni caso, devono essere
tenuti in conto due aspetti fondamentali: l’età dei figli e l’adozione di un
principio di flessibilità, che governi le regole familiari. Infine, ma non
ultima per importanza, vi è la questione dei ruoli.
Infatti i
ruoli che ciascun genitore ricopre , nelle nuove famiglie allargate, devono
essere chiari e ben definiti. Non devono esserci sconfinamenti e ciascuno deve continuare
ad esercitare le proprie funzioni. Quindi, ed esempio, il nuovo compagno della
madre- o viceversa- non può ricoprire un ruolo genitoriale nei confronti dei
suoi figli: i confini devono essere
chiari e condivisi tra tutti i familiari.
Perché ciò si realizzi occorrono dei
requisiti fondamentali: il riconoscimento
di ciascuna persona e del ruolo che riveste, il rispetto reciproco, una comunicazione
diretta e chiara, in cui non ci sia posto per le triangolazioni.

Il rapporto
tra i figli, provenienti dai due nuclei familiari precedenti, è una questione
molto delicata. Anche in questo caso, comunque, la parola chiave è il tempo. Infatti
bisogna che i genitori procedano con gradualità, considerando che questo nuovo
assetto familiare non è stato scelto dai loro figli che, al contrario, devono
adattarsi ad una nuova realtà determinata dalle decisioni degli adulti.
Spesso i
figli, in una famiglia allargata, si ritrovano a condividere nuovi spazi, nuove
regole, nuovi tempi e questo, specie all’inizio, può avere un effetto di
disorientamento. Inoltre, anche in questo caso, esistono molte variabili:
l’età, che a volte può essere simile mentre a volte può essere più variegata,
le abitudini che ciascuno di loro ha assunto nel tempo, le diverse personalità,
la differente capacità di adattamento, la peculiarità del legame con l’altro genitore,
e via di seguito. Per questo motivo i
genitori non devono operare forzature, ma mettere in campo tanta pazienza,
ascolto e rispetto. Un atteggiamento che non prevede favoritismi nei confronti
dei propri figli è, per esempio, molto efficace, così come quello di non cedere
alla tentazione di essere troppo permissivi, nel tentativo di compensare le
difficoltà che i figli devono affrontare. Anche la comunicazione deve essere il
più possibile diretta e chiara e, a questo scopo, potrebbe essere utile
organizzare periodiche riunioni di famiglia, nelle quali ciascuno si senta
libero di esprimere bisogni e difficoltà, oltre ad avanzare proposte
costruttive per una migliore gestione della vita familiare. Infine una cosa che i genitori dovrebbero
evitare è quella relativa ad avere troppe aspettative rispetto ai figli
presenti nel nuovo nucleo familiare. Non va mai dimenticato che questi non si
sono scelti e la relazione che può svilupparsi tra di loro non deve essere
necessariamente una relazione ”fraterna”. A volte ciò accade, a volte no.
L’importante è che sia un rapporto fondato sul riconoscimento ed il rispetto
reciproco, come deve avvenire, del resto, per l’intera famiglia.
Può
capitare, poi, che alla nuova coppia nasca un bambino o una bambina, che sarà
figlio di entrambi, ma anche fratello o sorella degli altri figli. L’impatto di
questa nuova realtà può avere effetti sia per i genitori sia per i figli biologici di chi ha avuto il bambino, sia per
gli altri figli presenti nel nucleo allargato. Le reazioni possono variare caso
per caso. Innanzi tutto l’arrivo di un bambino produce sempre, in qualsiasi
sistema familiare, la ridefinizione di
nuovi equilibri, sia in termini di
spazio che di tempo. In questo caso si aggiungono alcune possibili variabili,
per esempio il genitore biologico può sperimentare una difficoltà dovuta al
maggior tempo che deve dedicare al nuovo bambino, rispetto ai figli ( o al
figlio) avuti nella presente relazione e provare un senso di disagio o di
colpa. I fratelli biologici possono avere le reazioni contrastanti che si hanno
quando nasce un nuovo bambino, che vanno dall’entusiasmo alla gelosia, ma
possono percepire anche il nuovo nato come il “vero” figlio della nuova
famiglia, percependo un senso di esclusione e temendo di essere meno inseriti
nella famiglia stessa. Anche la reazione dei figli non biologici può essere di
vario tipo: il nuovo arrivato può infatti rafforzare il loro senso di
appartenenza, in quanto costituisce un legame condiviso tra tutti i membri
della nuova famiglia. In situazioni di criticità o scarsa integrazione, al contrario,
questo nuovo evento può accentuare le criticità già presenti.
A maggior
ragione, quindi, gli strumenti menzionati prima – riconoscimento personale,
rispetto dei ruoli, comunicazione efficace senza triangolazioni- si configurano come risorse preziose per
affrontare, insieme, il nuovo cambiamento della configurazione familiare.
Le risorse 
Se fino ad
ora ho cercato di analizzare i possibili rischi e criticità della famiglia
allargata, voglio soffermarmi adesso sull’altra faccia della medaglia, ovvero
quali
risorse può offrire una
famiglia allargata.
Questa nuova
organizzazione familiare e relazionale, che si esprime appunto in quella che
viene definita famiglia allargata, può togliere qualcosa, ma può anche dare
molto.
Innanzi
tutto la famiglia allargata consente di
mantenere, più facilmente, le relazioni tra i genitori e i propri figli,
fornendo un contesto condiviso- spazio familiare- nel quale possono essere
sperimentate quelle
abitudini e quella
routine, che caratterizzano, appunto, la vita di una famiglia. Quindi
condivisione di spazi comuni, momenti della quotidianità vissuti insieme ( ad
esempio, pranzi, cene ecc.) , possibilità di creare momenti ludici di
aggregazione ecc.
Può inoltre
favorire un senso di appartenenza (nei figli
e tra i figli ), che può compensare la sensazione di
mancanza
sperimentato con la separazione e la conseguente perdita
del precedente nucleo familiare.
Se vi è una
buona integrazione tra fratelli, possono inoltre svilupparsi relazioni
significative tra di loro, che porranno
le basi per un positivo sviluppo emotivo/ relazionale, favorendo atteggiamenti
come la fiducia, la complicità, la percezione di far parte dello stesso
contesto familiare, la condivisione.
Sempre
relativamente ai figli, far parte di una famiglia allargata ( quindi con molti
attori diversi, che si sono trovati casualmente a condividere spazio e tempo)
potrà sviluppare il loro senso di
adattamento , ma anche la capacità di negoziare, implementando l’ abilità alla mediazione ad una gestione cooperativistica del conflitto ( ovviamente il principio
dell’adattamento vale anche per gli adulti).
Appartenere
ad una famiglia allargata offre anche la presenza di più figure adulte
significative di riferimento con cui potersi confrontare e, di conseguenza,
la possibilità di venire a contatto
anche con punti di vista differenti e questo, per i figli, può arricchire ed ampliare le loro vedute.
Un altro
aspetto molto importante è costituito dal mantenimento di alcuni legami
affettivi prioritari, ma anche dalla loro estensione. Si pensi , ad esempio, ai
nonni che, oltre che per i propri nipoti, potrebbero diventare figure
significative anche per gli altri figli, aumentando il senso di appartenenza e
configurandosi come figure familiari condivise.
Infine vi
sono anche alcuni aspetti pratici che possono essere gestiti in maniera più
funzionale attraverso i legami che intercorrono tra i vari membri della
famiglia allargata: si pensi, ad esempio, alla rete che può essere costruita
come sostegno per la gestione dei figli ( accompagnare a scuola, alle attività
extrascolastiche ecc.), creando una logistica che può essere utile per tutti.
Anche sul piano delle relazioni sociali, la famiglia allargata può
rappresentare una fonte di allargamento relazionale, con la creazione di legami
trasversali che potrebbero comprendere ulteriori familiari ed amici, dando vita
a più ampi contesti di condivisione .
Conclusioni
La famiglia
allargata, come abbiamo visto, presenta un duplice aspetto.
Può fornire,
infatti, risorse ed opportunità, ma a patto che vengano superati i fattori di
rischio che ho esposto. Gli strumenti prioritari per favorire la funzionalità
di questo particolare tipo di famiglia rimangono il riconoscimento di
ciascun componente, la chiarezza ed il rispetto dei confini relativamente ai ruoli,
la capacità di costruire una comunicazione diretta, inclusiva che eviti le
triangolazioni e promuova, invece, l’ascolto di tutti, garantendo la
possibilità che ciascuno si senta libero di esprimersi.
Dott.ssa Evita Raffaelli,
mediatrice familiare, consulente per la
coppia e la famiglia, counseling psicosociale
evita.rr@virgilio.it
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